ARTIGIANATO: CRISI NERA PER ARTIGIANI, 870 IMPRESE [..]

870 imprese artigiane sono state costrette ad alzare bandiera bianca in dieci anni. 853 gli imprenditori artigiani messi ko dalla crisi, il 10% in meno rispetto ad un decennio fa, e dall’incapacità della politica e del territorio di assicurare risposte alle ataviche problematiche che attanagliano da più di un decennio la provincia di Massa Carrara. Su tutte edilizia e nautica: due dei settori traino dell’economia locale in attesa degli strumenti indispensabili per produrre investimenti, occupazione, benessere. Ciò nonostante l’artigianato continua ad essere uno dei comparti più importanti e decisivi: un’impresa su quattro (24%) ed un addetto su cinque (20,4%). E’ un saldo ancora una volta negativo, a tinte molto scure, quello dipinto dall’ultimo rapporto economica della Camera di Commercio e dall’Istituto di Studi e Ricerche. “Il settore – analizza Paolo Bedini, Presidente Cna Massa Carrara – sta attraversando un prolungata fase di difficoltà dettata dalla mancanza di risposte oggettive e concrete nei confronti di settori decisivi, anche a livello occupazionale, come l’edilizia che sta aspettando ancora un piano regolatore nel Comune di Massa con tutto ciò che ne consegue, e Carrara con il Piano Operativo. Le necessità della nautica sono dejà vù: le richieste sono le medesime di dieci anni fa e ritrovarsi qui, ancora, a ricordarle, è imbarazzante. La nautica chiede un accesso al mare concorrenziale, visto che pagano cinque volte di più rispetto ad altre realtà come Spezia e Viareggio, un travel lift, visto che il sogno del porto turistico è svanito. Infrastrutture promesse e mai realizzate. Mi auguro che sia Massa che Carrara, con la neo amministrazione, siano in grado di agire con celerità visto che ci troviamo a fine mandato  nel capoluogo e all’inizio di un’esperienza politica nella capitale mondiale del marmo. La politica ha le sue responsabilità. E sono anche molto grandi”.
 
A fine 2016 sono 6.911 gli imprenditori artigiani attivi, erano 7.089 a fine 2015 con un calo di 178 unità; se la comparazione si allarga al 2011, la differenza sale a 853 persone, all’incirca più del 10% del totale degli imprenditori artigiani. Le imprese artigiane attive a fine 2016 sono risultate 5.434 (iscritte 378, cessate 501) per un saldo negativo di -123 imprese (-2,2%): una decrescita più marcata rispetto al sistema regionale (-1,1%) e nazionale (-1,2%). Se la comparazione si allarga agli ultimi anni (2010) il saldo negativo sale a -871 unità. Le contrazioni maggiori sono avvenute nei settori delle costruzioni con 540 imprese chiuse e manifatturiero con 259. “Ma ci sono anche note positive: l’artigianato – spiega ancora Bedini - è un settore dinamico dove ci sono settori in crescita come quello dei servizi a supporto delle imprese, i servizi di comunicazione e informazione, l’assistenza sociale e le altre attività di servizi, le attività di riparazione e manutenzione macchinari, nell’abbigliamento e nell’industria alimentare. E’ però chiaro ed evidente che non basta”. L’edilizia non specializzata (muratori) è uno dei settori che ha richiamato più giovani insieme all’agricoltura: “i giovani del nostro territorio espulsi dalle aziende sono stati obbligati a costruirsi un percorso alternativo intraprendendo un percorso indipendente. – conclude Bedini – Se questo da un lato è un fatto positivo e di dinamismo, dall’altro è un dato estremamente negativo perché il territorio non è capace di assicurare continuità di lavoro a nessuna tipologia di lavoratore”.