ARTIGIANI: PEGGIORATA SITUAZIONE ECONOMICA PER 2 PM [..]

Altro che ripresa. Due imprese campione su tre hanno visto peggiorare, se non aggravare, la crisi a causa del ritardo dei pagamenti, dei tempi della burocrazia e della pressione fiscale che continua ad oscillare tra il 57% ed il 58% con un incremento dello 0,3% rispetto allo scorso anno. Lo conferma un sondaggio di Cna tra le imprese associate. Secondo la principale associazione degli artigiani la percezione sulla prospettiva degli imprenditori della provincia di Massa Carrara non è stata mai così bassa proprio a causa di una ripresa che non sembra trovare nessun riscontro sul territorio. “La ripresa? Di sicuro non riguarda questo territorio e non interessa le nostre imprese che stanno continuando a soffrire. – spiega Paolo Bedini, Presidente Cna Massa Carrara – Anche le imprese più solide e strutturate, che non hanno mai avuto problemi stanno vivendo una fase molto delicata. Non riescono a riscuotere i crediti in tempi accettabili, faticano a pagare gli stipendi e a mantenere fede con l’impegno nei confronti dello Stato. Ci sono imprenditori che hanno messo in campo la casa, i capannoni, la serenità delle loro famiglie. Mi dispiace stroncare il positivismo delle ultime rilevazioni nazionali ma la nostra è una provincia che non ha ancora nemmeno intravisto la luce in fondo al tunnel”. Solo negli ultimi 5 anni hanno alzato bandiera bianca quasi 700 piccoli artigiani. Solo nel 2015, che è stato uno degli anni meno peggiori, 236 unità, con un tasso di sviluppo profondamente negativo del 2,7%. I settori che presentano i dati peggiori in valore assoluto sono quello delle costruzioni, con un saldo negativo pari a -92 imprese, nel 2015 -109 imprese, nel 2014 -66 e nel 2013 era  stato di 133, e per uno stock fermo a 2.377 unità (fonte Istituto Studi e Ricerche della Camera di Commercio). “L’elenco di quello che non va, in questa provincia, è il solito di un decennio fa e saremmo noiosi nel ripetere le stesse cose: regolamenti urbanistici vecchi, sbocco al mare ancora inesistente, infrastrutture carenti e aree artigianali degradate per rimanere sul locale, stesso copione a livello nazionale con una pressione fiscale insostenibile su tutte le voci che non consentono ne investimenti ne rilancio dei consumi”.

Cna guarda con molta attenzione alla firma dell’accordo di programma per l’area di crisi non complessa che dovrebbe riversare, sul territorio, 10milioni di euro tra interventi di riqualificazione, reindustrializzazione, bonifiche ambientali e potenziamento infrastrutturale. “La nostra indagine ha evidenziato un bassissimo ottimismo per il futuro – conclude Bedini – ed una forte, fortissima, intenzione da parte di molti imprenditori di mollare l’attività se si presentasse l’occasione di vendita e altrettanta nessuna intenzione di lasciare ai figli l’eredità imprenditoriale. Questo non è un bel segnale e credo che le istituzioni debbano ascoltare di più il territorio e le imprese”.