COVID-19: UN VIRUS CHIAMATO BUROCRAZIA, CNA TEME IM [..]

Per 9 imprese su 10 il credito è ancora rebus. Ricavi quasi dimezzati nel 2020 con il turismo che prevede una contrazione del 66,3%, giudizi in prevalenza negativi sui provvedimenti finora adottati dal Governo per contrastare la crisi provocata dalla pandemia, sette imprese su 10 hanno fatto ricorso agli ammortizzatori sociali, forti criticità per l’accesso al credito. La burocrazia continua a bloccare le promesse e rendere più difficile la ripartenza in sicurezza. Sono i principali risultati della rilevazione effettuata dalla Cna su un campione di imprese per fotografare una crisi senza precedenti. Per l’anno in corso si stima un crollo del fatturato del 42% rispetto al 2019 con alcuni comparti che prevedono un giro d’affari più che dimezzato. Oltre al turismo, -56,7% per la moda e -54% per il commercio. La flessione “più contenuta” è per i servizi alle imprese (-40%). L’indagine effettuata da Cna, la seconda in poche settimane, indica il giudizio delle imprese su come è stata affrontata la prima fase dell’emergenza e gli orientamenti con il parziale allentamento delle restrizioni. “Le imprese – analizza Paolo Bedini, Presidente Cna Massa Carrara – hanno bocciato, fino a qui, i provvedimenti varati dal Governo a favore dell’economia. Tutto ci porta in questa direzione. Se oggi dovessimo fare una valutazione sarebbe molto negativa: è in atto un tentativo per  depotenziare la struttura produttiva nazionale, formata dal 90% da piccole imprese, artigiani,  gente che si spezza la schiena ogni giorno, per rafforzare il settore industriale e le grandi lobby. Ci stanno togliendo il fiato lentamente: si teme per un immunità di gregge applicata alle attività economiche; è chiaro il tentativo di irrobustire l’economia nazionale attraverso una regola di tipo anglosassone dove il più debole, il più povero ed il più indifeso resiste solo attraverso la fortuna. Il nostro – prosegue Bedini - è un paese diverso: serve un progetto per la ripartenza, serve cheall’interno della task force di Colao entrino gruppi di interesse che conoscano bene le caratteristiche economiche di chi oggi trascina il paese. Non bastano gli accademici. Spero – analizza ancora il presidente degli artigiani – che certe scelte siano fatte per incapacità e non per volontà”. Secondo l’analisi di Cna quello che spaventa maggiormente le imprese è l’impatto frenante della burocrazia, diverse complicazioni, si riscontrano sia nell’erogazione del credito, sia nelle richieste che la regione Toscana ha elaborato per il protocollo sulla sicurezza e infine le incertezze per  la proroga degli ammortizzatori sociali che nessun decreto ha ancora trattato. Il capitolo del credito è il solito disastro. 9 imprese su 10 che hanno presentato domanda per il credito è ancora in attesa di una risposta. Per le pratiche relative ai 25000 euro sembra che il sistema si sia finalmente sbloccato e alcune banche in particolare stanno smaltendo le ingenti richieste e hanno provveduto a erogare i primi finanziamenti. A preoccupare sono soprattutto le pratiche superiori ai 25.000 euro dove sembra che le banche non siano ancora state istruite a dovere sulle prassi procedurali e sulla istruttoria da istruire. Una pratica garantita al 90% dello Stato credo che dovrebbe necessitare di una istruttoria molto snella e semplice magari valutando solo la capacità di rimborso relativa all’importo richiesto e ai tempi diciamo ristretti della durata del finanziamento. Apprezzata è invece stata la moratoria sui finanziamenti e per gli ammortizzatori sociali il 30% del campione ha espresso apprezzamento per le misure realizzate. Teniamo presente che le risorse finanziare ad oggi sarebbero fondamentali soprattutto se teniamo presente la sospensione dei versamenti fiscali e contributivi, infatti, solo un’impresa su due ha fatto ricorso alla sospensione dei versamenti fiscali e contributivi e solo il 50% delle imprese che hanno presentato domanda per la moratoria sui finanziamenti ha ricevuto risposta positiva. Un amaro paradosso assolutamente illogico che le imprese operanti nei settori sottoposti da subito al lockdown e con ricavi azzerati, non abbiano potuto beneficiare della sospensione. Infatti ha interessato solo il 65,9% del turismo, il 63,4% dei servizi per la persona, il 58,2% del commercio e il 53% della moda. La paralisi del sistema economico ha fatto esplodere il ricorso agli ammortizzatori sociali che ha riguardato il 69,3% delle imprese con dipendenti (il 51% per sospensione a zero ore). Il maggiore utilizzo si registra nel manifatturiero, a partire dalla moda (78,9%), produzione (78,6%), legno e arredo (78,4%) e servizi alla persona (77,5%). Il peggioramento dei risultati economici per oltre il 50% è determinato dalla forte riduzione della domanda di beni e servizi e per il 15% dall’aumento dei costi per assicurare le misure di sicurezza. Tra gli imprenditori intervistati accanto al comprensibile pessimismo sulle prospettive emerge un forte senso di responsabilità e una visione chiara sul rilancio. Tra gli investimenti prioritari la sicurezza è indicata dal 77,9% del campione e supera l’80% nel segmento servizi alla persona.  Il peggioramento dei risultati economici per oltre il 50% è determinato dalla forte riduzione della domanda di beni e servizi e per il 15% dall’aumento dei costi per assicurare le misure di sicurezza. Tra gli imprenditori intervistati accanto al comprensibile pessimismo sulle prospettive emerge un forte senso di responsabilità e una visione chiara sul rilancio. Tra gli investimenti prioritari la sicurezza è indicata dal 77,9% del campione e supera l’80% nel segmento servizi alla persona.