Lavoro: a Massa Carrara non si trovano elettricisti [..]

Oltre la metà delle micro imprese è intenzionata ad assumere personale nei prossimi sei mesi. Ma la crescita dell’occupazione è fortemente frenata dalle difficoltà, in molti casi dalla impossibilità, incontrate per reperire le figure professionali necessarie all’attività aziendale. A rilevarlo una indagine condotta dalla Cna su un campione di oltre 2mila tra artigiani, micro e piccole imprese, rappresentativo della realtà imprenditoriale nazionale, composto per più del 90% da imprese con meno di dieci addetti, ma che trova riscontro anche in quella che è la realtà della provincia di Massa Carrara. Non si trovano elettricisti, termoidraulici e muratori nonostante l’artigianato arrivi da un decennio molto pesante dal punto di vista dell’occupazione con 3 mila addetti in meno complessivi (oggi sono poco meno di 11 mila). “Ma sono solo alcune delle figure professionali, formate, di cui le imprese hanno bisogno e che stanno faticando a reperire. - analizza Paolo Bedini, Presidente Cna Massa Carrara - Lo scollegamento tra mondo della scuola e mondo del lavoro, unito a deboli politiche di incentivazione, rappresentano un ostacolo. Il paese è in ripresa ma senza manodopera specializzata in un mercato del lavoro competitivo, la ripartenza sarà molto più lenta”.

Secondo l’indagine di Cna il 55,1% delle imprese vorrebbe realizzare assunzioni entro gennaio 2022. Di queste il 52,7% ipotizza nel periodo in esame un’assunzione, ma il 33,8% propende per due e l’8,2% per tre. Assunzioni, si badi bene, che non sono destinate a fare fronte a un aumento meramente transitorio della domanda. Quasi due nuovi lavoratori su tre, infatti, sarebbero reclutati mediante contratti stabili: il 29,4% con il tempo indeterminato, il 20,2% con l’apprendistato, il 14,8% con il tirocinio formativo. Il 27,7% delle imprese punta sul tempo determinato, che è comunque contratto di qualità e rappresenta la formula giuridica ideale a soddisfare la flessibilità richiesta alle imprese più piccole. Marginale risulta invece il ricorso alle collaborazioni professionali (4,1%) e al lavoro occasionale (3,8%). A confermare la difficoltà di nuove figure specializzate era stato, negli scorsi giorni, il Presidente di Cna Costruzioni, Stefano Gatti, che aveva ipotizzato la necessità di un + 15% di lavoratori salvo poi, causa incentivi e super bonus, garantirli anche in futuro. Difficoltà ribadita anche dal Presidente di Cna Impiantistica, Andrea Podestà: “Molte imprese scelgono di puntare sulla formazione interna e sui giovani che fanno un vero e proprio percorso all’interno dell’azienda. - spiega Podestà - Mi chiedo se a questo punto non sia logico iniziare ad incentivare questo percorso professionalizzante, sul campo, attraverso voucher per la formazione individuale per le aziende che sono nei fatti scuola e posto di lavoro. I voucher potrebbero essere emessi dalla Regione Toscana. La realtà è che oggi, anche in conseguenza di super-bonus e dell’esplosione delle energie rinnovabili, le imprese del settore impiantistica hanno bisogno di elettricisti che non si trovano. La volontà di ampliare gli organici si scontra con la realtà del mercato”. Da qui la proposta di Cna alla Regione Toscana di prevedere l'emissione di nuovi voucher per la formazione individuale.

Il 79,9% delle imprese, infatti, non riesce a trovare candidati idonei alle mansioni richieste. Il 7,2% si imbatte in candidati insoddisfatti delle offerte economiche avanzate dalle imprese. Sotto questo aspetto, dalla indagine della CNA emerge un quadro inquietante anche se non nuovo: il nostro Paese non ha un sistema in grado di coniugare domanda e offerta di lavoro. Tant’è che il 41,1% delle imprese ammette di cercare il personale prevalentemente tramite il cosiddetto passaparola. Una quota quasi doppia rispetto a quella delle imprese che si rivolgono alle agenzie interinali e di ricerca/selezione del personale, che si ferma al 21,5%. Il 16,6% del campione si indirizza a scuole e/o a istituti di formazione. L’11% si affida ai mezzi di comunicazione specializzati. E appena il 3,8% ricorre ai centri per l’impiego. A riprova del fatto che il canale pubblico riesce solo per una esigua parte a favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

L’annunciata riforma delle politiche attive del lavoro non potrà esimersi dall’affrontare la questione della riorganizzazione delle strutture dedicate al collocamento né dall’adattare i percorsi formativi alle esigenze del mondo produttivo. Un obiettivo indispensabile per consentire all’Italia di agganciare i nuovi driver dello sviluppo che richiedono competenze adeguate.