OBBLIGO DI GREEN PASS NEL SETTORE PRIVATO

A chi si applica?

È tenuto a possederlo ed esibirlo, su richiesta:

- chiunque svolga una attività lavorativa nel settore privato per accedere ai luoghi in cui l’attività lavorativa è svolta; l'obbligo del green pass riguarda tutti i lavoratori, sia titolari che dipendenti, delle imprese di ogni tipo, quindi aziende manifatturiere come imprese di servizi, ristorazione, servizi alla persona. Non riguarda invece i clienti, mentre coinvolge tutti coloro che entrano in azienda per motivi di lavoro (fornitori di merci e servizi, rapresentanti, eccetera;

- tutti i soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa o di formazione o di volontariato nei luoghi di lavoro privati, anche sulla base di contratti esterni.

L’obbligo non si applica ai soggetti esenti dalla campagna vaccinale sulla base di idonea certificazione medica rilasciata secondo i criteri definiti con circolare del Ministero della salute (Prot. n. 35309 del 04/08/2021 e n. 43366 del 25/09/2021).


Quali conseguenze?

I lavoratori non in possesso della certificazione verde o che si rifiutino di esibirla al momento dell’accesso al luogo di lavoro, sono considerati assenti ingiustificati sino alla presentazione della certificazione, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del posto di lavoro.

Per i giorni di assenza ingiustificata, il lavoratore non ha diritto alla retribuzione e ai connessi oneri (quali, ad esempio, oneri contributivi, assicurativi, maturazione ratei di retribuzioni differite ecc.), nonché a qualsiasi compenso o emolumento comunque denominato, fino alla presentazione della certificazione e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2021.

Per le imprese con meno di 15 dipendenti, il datore di lavoro può, dopo 5 giorni di assenza ingiustificata del lavoratore, sospendere il lavoratore sino alla data di fine del contratto di lavoro stipulato per sostituirlo. La sospensione non può comunque essere superiore ad un periodo di dieci giorni, rinnovabili una sola volta e non oltre il 31/12/2021.

La previsione relativa alle imprese con meno di 15 dipendenti rappresenta un trattamento di miglior favore riconosciuto alle imprese di piccole dimensioni rispetto alla generalità di datori di lavoro. Pertanto, una volta scaduto il periodo di 10 giorni (eventualmente rinnovabile di ulteriori 10 giorni), continua a trovare applicazione disciplina generale che ammette la possibilità di assunzione a termine per sostituzione. Dal momento che in base a tale disciplina generale il lavoratore in assenza ingiustificata ha la facoltà di riprendere in qualsiasi momento servizio, previo possesso del green pass, è consigliabile:

- apporre il termine al contratto stipulato per sostituzione in relazione al rientro del lavoratore sostituito;

- a livello organizzativo, chiedere al lavoratore in assenza ingiustificata di comunicare la propria disponibilità al rientro con un minimo di preavviso /ad esempio, entro le ore 17.00 del giorno precedente il rientro).


NOTE DI CHIARIMENTO

Anche a seguito dei chiarimenti contenuti in alcune FAQ del Governo, si possono anticipare i seguenti chiarimenti rispetto ad alcuni punti dubbi:

- L’obbligo non si applica ai clienti (ad esempio, come chiarito nelle FAQ del Governo, i tassisti non devono verificare il green pass dei propri clienti).

- L’obbligo non si applica ai committenti privati che richiedono, eventualmente nella propria abitazione, le prestazioni ad esempio di un idraulico, elettricista o altro tecnico. Come precisato nelle FAQ del Governo, l’obbligo non sussiste in quanto il committente privato non assume il ruolo di datore di lavoro ma sta esclusivamente acquistando e fruendo di servizi. Resta fermo che è comunque facoltà del committente privato chiedere l’esibizione del green pass.

- L’obbligo non si applica ai lavoratori che svolgono la propria attività in smart working, come confermato dalle FAQ del Governo. Resta fermo che l’accesso allo smart working e la definizione della misura dello stesso presuppongono una imprescindibile valutazione organizzativa da parte del datore di lavoro.

- L’obbligo si applica anche ai datori di lavoro domestici nei confronti di colf/badanti. Ciò trova conferma anche nelle FAQ del Governo.

- L’introduzione dell’obbligo di green pass non fa venir meno le regole di sicurezza previste da linee guida e protocolli vigenti che continuano a trovare piena e completa applicazione (in tale senso si pronunciano anche le FAQ del Governo).

- Con riferimento a liberi professionisti e titolari di impresa individuale, privi di dipendenti e collaboratori anche esterni, si ritiene salvo diversa disposizione che non trovino applicazione gli obblighi di verifica del green pass. Resta inteso che, come confermato anche nella FAQ del Governo, tali soggetti sono sottoposti a verifica nel caso in cui accedano a luoghi lavorativi, pubblici o privati, di terzi. In caso di mancato possesso o esibizione del green pass, non potendo trovare applicazione la disciplina propria dei dipendenti (es. assenza ingiustificata, ecc.), gli effetti si producono sul piano dei rapporti contrattuali tra le parti, in relazione alla responsabilità da inadempimento contrattuale in termini civilistici


CHI CONTROLLA

I datori di lavoro delle attività lavorative del settore privato:

- dal 15/10 e fino al 31/12/2021 sono tenuti a verificare il rispetto delle prescrizioni;

- entro il 15/10/2021, definiscono le modalità operative per l'organizzazione delle verifiche, anche a campione, prevedendo prioritariamente, ove possibile, che tali controlli siano effettuati al momento dell'accesso ai luoghi di lavoro e individuano con atto formale (scritto) i soggetti incaricati dell'accertamento e della contestazione delle violazioni (può essere il datore di lavoro direttamente).

Le verifiche sono effettuate secondo le modalità operative indicate nel DPCM 17/6/2021.

Sono previste sanzioni amministrative per il datore di lavoro che non adotta misure organizzative e per chi accede al luogo di lavoro privo di Certificazione verde.

Il soggetto incaricato trasmette gli atti dell’accertamento e della contestazione della violazione al Prefetto, soggetto al quale è riservata l’irrogazione delle sanzioni.

Ogni azienda deve definire un proprio modello organizzativo per effettuare i controlli, tenendo conto tra gli altri dei seguenti elementi:

- i controlli devono essere effettuati preferibilmente ma non obbligatoriamente al momento di accesso nei luoghi di lavoro;

- i controlli possono essere a campione;

- si consiglia di descrivere adeguatamente le modalità con le quali saranno eseguiti i controlli nel modello organizzativo che potrebbe essere definito, ad esempio, a livello di regolamento aziendale, comunicazione di servizio, policy ecc. Si ritiene che il controllo abbia base giornaliera. In caso di controlli a campione, si consiglia di individuare preventivamente e con criteri oggettivi le caratteristiche della campionatura (ad esempio, percentuale del 40% dei dipendenti di un determinato ufficio/reparto produttivo);

- dal momento che il regolamento o altra comunicazione in esame trova applicazione non solo per i lavoratori dipendenti, ma per chiunque si rechi a prestare la propria attività negli ambienti di lavoro (es. liberi professionisti, fornitori ecc.) è opportuno esporre idonea informativa in luogo visibile a tutti, come ad esempio nell’ingresso ai locali aziendali;

- i possibil contenuti minimi del modello organizzativo aziendale possono essere ad esempio: regole per l’ingresso in azienda; tipologia di controllo (es. controllo automatizzato, a campione ecc.); soggetti adibiti al controllo e criteri di determinazione dell’eventuale campione da controllare;

- può essere utile redigere un registro dei controlli effettuati, nel rispetto delle disposizioni a tutela dei dati personali che vietano la raccolta da parte dei soggetti verificatori dei dati relativi al green pass (ad esempio, annotazione numerica dei controlli con eventuale riferimento all’ufficio/reparto di riferimento, data e firma del verificatore). A questo proposito, la FAQ pubblicata dal Governo chiarisce che le aziende che effettueranno controlli a campione sul personale non potranno incorrere in sanzioni, nel caso in cui un controllo delle autorità dovesse riscontrare la presenza di lavoratori senza green pass. Ciò vale a condizione che i controlli siano stati effettuati nel rispetto di adeguati modelli organizzativi come previsto dal decreto-legge n. 127/2021;

- in merito alle modalità di effettuazione dei controlli, i datori di lavoro – per effetto del rinvio al DPCM 17/06/2021 devono utilizzare l’apposita App ufficiale “VerificaC19”. Al momento, non è prevista l’istituzione di piattaforme per i controlli analoghe a quelle della scuola e del pubblico impiego.

Infine, si sottolinea che – nel rispetto delle disposizioni a tutela dei dati personali (così come prescritto dall’art. 13, co. 5 del DPCM 17/06/2021, aspetto indicato dal Garante privacy nel parere preventivo alla pubblicazione di tale decreto) non è ammessa la possibilità di effettuare i controlli visionando direttamente il green pass in possesso del lavoratore nella sua interezza e, in particolare, di registrare il dato di fine validità del documento stesso.

Si rileva che il verificatore, pertanto, deve essere in possesso di uno smartphone o altro dispositivo che consenta di utilizzare App: il titolare del green pass può presentarlo anche in modalità cartacea ma chi deve controllare non può prescindere dall’utilizzo della App

In allegato trovate la documentazione necessaria ad una corretta gestione dei controlli sulle certificazioni verdi (Green Pass)